
L’Unione europea compie un nuovo passo verso la parità retributiva di genere con la Direttiva 2023/970, nota come “pay transparency”. Gli Stati membri avranno tempo fino al 7 giugno 2026 per recepirla nei rispettivi ordinamenti nazionali.
La norma introduce strumenti vincolanti per ridurre il divario salariale, che in Europa si attesta ancora oltre il 12% a sfavore delle donne, imponendo alle imprese standard comuni di trasparenza.
L’obiettivo è scoraggiare pratiche discriminatorie e promuovere condizioni di lavoro eque in tutti gli Stati membri.
Pertanto, il testo prevede:
- obblighi di trasparenza fin dalla fase di assunzione, con indicazione delle retribuzioni iniziali e dei criteri di crescita;
- diritto dei lavoratori ad avere accesso alle informazioni retributive disaggregate per genere;
- reporting periodico per le imprese con almeno 100 dipendenti, con cadenza annuale per le aziende oltre i 250 addetti e triennale per quelle più piccole;
- obbligo di intervento correttivo qualora emerga un divario salariale superiore al 5%, con comunicazione alle autorità nazionali e alle parti sociali.
L’Italia, che dovrà recepire la norma entro la scadenza, è chiamata a definire le autorità competenti per il controllo e ad accompagnare le imprese in un percorso che non rappresenta solo un vincolo normativo, ma un’occasione per rafforzare equità, competitività e responsabilità sociale.
Fonte: Redazione ALDEPI
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